| |
Dove dimora il sangue di tua madre
DOVE DIMORA IL SANGUE DI TUA MADRE
LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/
DOVE DIMORA IL SANGUE DI TUA MADRE
Where your mother's blood dwells - Author: enahma - PG - Drama/Angst - Content: Post OotP. Harry remains homeless. But why on Earth does Snape worry about it? Oh, and I give you an alternate title: Coming to your senses -
Tradotto da Stefania Rocchi e Cuccussétte - per i più piccoli serve un adulto vicino - Drammatico e Angst - Harry viene respinto dai Dursley, rapito da Voldemort . Ma cosa ci incastra Snape in questa storia ? Qua l'Originale: http://www.fanfiction.net/s/1513476/1/
Harry non seppe quanto tempo fosse passato da quel giorno fatidico in cui si era destato per vedere un largo gruppo di Mangiamorte circondare il suo letto con le bacchette in mano - tutte puntate ferme e spietate verso di lui. Era perso nello spazio e nel tempo, era in qualche modo fuori da questo mondo, dal mondo reale, il mondo della gente viva; fuori del mondo pieno di luce del giorno, calore, risate e speranza. La perdita della speranza era la cosa più grave che mai potesse accadergli, si sentiva di già come morto e davvero non sapeva se abbracciare quella sensazione o combatterla.
Stava morendo in un oscuro pozzo della morte, senza abiti, pasti e con pochissima acqua, picchiato ed abusato in ogni modo di giorno in giorno, e si era arreso.
Si era arreso.
Perché avrebbe dovuto lottare, ormai? Sirius era morto, e la famiglia da parte della madre lo aveva sbattuto fuori una volta per tutte. Non aveva un posto dove andare. Non aveva nessuno che lo proteggesse a questo mondo. Dumbledore, dopo aver fatto così tanti errori con Harry, lo aveva fatto tornare dai Dursley che alla fine si erano liberati di lui per bene.
< Mentre puoi sempre chiamare casa il posto ove dimora il sangue di tua madre, lì non puoi venir toccato o danneggiato da Voldemort…> Dumbledore questo gli aveva detto alla fine dell'ultimo anno, proprio dopo che Sirius era… ma adesso, non importava. Sarebbe morto, era così. Dumbledore alla fine aveva fatto l'errore definitivo, quando non aveva riconosciuto il forte odio della sua cosiddetta famiglia, che aveva causato questa situazione; Harry prigioniero di Voldemort in attesa che l'Oscuro Signore lo uccidesse.
Poteva essere la migliore delle opportunità, pensò Harry con amarezza. Non aveva famiglia, nessun sostegno rimasto, e non voleva davvero più nessuna cura da parte di Dumbledore. In verità, non voleva rivedere quel vecchio pazzo. Dumbledore aveva sempre voluto che lui sopravvivesse. < La mia esigenza primaria è mantenerti vivo. > Ma la sua sopravvivenza meritava un simile affanno? Odiava la sua vita. Sopravvivere, essere vivo non era così importante quanto essere amato - anche se per un breve periodo…
Si rannicchiò in una palla e pianse senza lacrime.
Odiava Dumbledore. E più passave il tempo, si rendeva conto di come odiasse Dumbledore più di Snape o Malfoy. Solo l'astio verso l'Oscuro Signore superava quell'odio. Per il Preside, lui non era niente, se non una tessera del suo puzzle, solo una pedina nei suoi scacchi da guerra e quantunque l'uomo avesse constatato che Harry gli stava a cuore, il ragazzo non aveva potuto farci niente, se non fare una smorfia a una simile constatazione. Preoccuparsi di - voleva dire qualcosa in più che solo 'tenerlo vivo ', o no ?
Ovvio, Voldemort era stato il primo ad accorgersene, che Harry non poteva più chiamare casa il 4 di Privet Drive, che le barriere magiche e le mura erano crollate nel nulla, niente altro che una penosa scusa di uno stregone, Mundungus Fletcher, che adesso, di certo, giaceva morto da qualche parte vicina alla sua ex casa, forse sotto un'automobile. O ancora più facile, non era stato lì, ma era fuori a vendere calderoni rubati alle streghe che non sospettavano. Anche la signorina Figg sarebbe stata meglio di un simile idiota, ma adesso non aveva importanza.
Sarebbe morto. Grazie a dio, sarebbe morto a forza di dolori, pestaggi e maledizioni, ma senza più paura, poiché anche la paura, in una sua maniera, l'aveva lasciato… E Harry aveva appena compreso come la paura fosse una parte essenziale della vita, che la vita, che senza paura la vita non era sopportabile, e che senza paura era già morto, morto vivente. Voldemort, in apparenza, ancora non conosceva il contenuto preciso della profezia, poiché se l'avesse saputa, Harry sarebbe già stato ucciso. Da qualche tempo, Harry giocava col pensiero di rivelarglielo, pur di finire quella commedia dolorosa e piena di rincrescimento che era la vita.
Era un peccato che Snape non lo potesse vedere così. Il disgustoso uomo ne sarebbe stato così compiaciuto - e a Harry non importava di essere visto debole e morente: Snape ne sarebbe stato compiaciuto. Ma Snape non era venuto nei giorni passati ( settimane? ) e a dir la verità, da qualche parte dentro di sé, Harry ne era grato. Sarebbe morto in pace senza un ultimo lampo del tipo dai denti gialli, sporco, untuoso Maestro delle Pozioni.
Harry si rimproverò immediatamente quando, la volta seguente in cui fu aperta la porta, Snape rimase in piedi sulla soglia. Parlando del diavolo… era il suo pensiero che aveva evocato il tipo qui. Ma non aprì bocca: era del tutto asciutta per la mancanza dell'acqua, e il sangue che si coagulava lento sulle labbra le chiudeva ancora di più. Cercò di inghiottire, ma fu un'idea sciocca; la gola dolorante fece un movimento di tentativo, che provocò ai suoi polmoni di contrarsi, e una tosse secca e dolorosa gli scosse il corpo. Uscì di nuovo del sangue, quando tossì, e non poté muovere la mano per pulirselo: la sinistra era rotta e la destra era intrappolata contro il suo corpo.
"Qualche bella maledizione, Severus. Qualcosa di spettacolare," Harry sentì la voce di Voldemort e il tempo sembrò fermarsi per un attimo. Cercò di prepararsi per il possibile colpo. Non arrivò.
"E' cosciente, mio Signore?" il tono di Snape mancava del solito fastidio e durezza, doveva essere per il suo padrone, Harry fece una smorfia a sé stesso. Un buon servo doveva leccare gli stivali al suo padrone, vero?
"Perché mai vuoi saperlo, Severus?" il tono di Voldemortera dolce, ma in un modo assai spiacevole, viscido, che fece tremare Harry.
"E' abbastanza inutile sciupare una buona maledizione su qualcuno svenuto, Padrone," lo stesso schivo, scivoloso tono del 'padrone'. Harry trasferì il suo intero odio da Dumbledore a Snape, di nuovo. "Sprecare una buona maledizione!" Mentre la rabbia prendeva a sollevarsi nel petto, la tosse di Harry diventava più forte.
"Sta tossendo," Voldemort constatò l'ovvio.
"Non significa nulla, Padrone," disse umile Snape. "Può essere sve…"
"Basta! Lancia la maledizione, ora!"
Harry fu sorpreso per un istante. Di certo, Voldemort non poteva credere che Snape stesse prendendo tempo, vero?
Beh, perché no? Il secondo pensiero fermò la mente di Harry, che correva. Nonostante il loro odio e disgusto reciproco, Snape era pur sempre un membro dell'Ordine. Era venuto per salvarlo? Onestamente, Snape non aveva mai voluto ucciderlo prima. Ma dopo lo sfortunato incidente del Pensatoio… Ora Harry non era sicuro di come reagire o cosa aspettarsi. Era meglio non sperare. Snape non lo avrebbe salvato. Come minimo, il peggior ricordo di quell'uomo sarebbe rimasto segreto per sempre…
"Crucio!" gridò Snape, e il corpo di Harry si tese mentre aspettava che il colpo lo raggiungesse.
Non venne, comunque. Avvertì un leggero dolore superficiale, ma non fu troppo grave e nemmeno raggiunse il livello della più leggera delle maledizioni dei giorni passati. Cosa era successo a Snape? Di certo, l'uomo lo odiava abbastanza da lanciare una Cruciatus normale e a piena potenza su di lui!
"E quella cosa era, Severus?" Harry sentì la sorpresa nella voce di Voldemort. "Primo, volevo vedere qualcosa di spettacolare. Secondo, hai già imparato come lanciare quella maledizione per bene!"
"Lo ho fatto, mio signore," si inchinò Snape, e Harry poté vederlo con la coda dell'occhio. Si fece piccolo nel guardare la maniera disgustosa e sottomessa con cui si comportava il suo insegnante. "Ma penso che il ragazzo necessiterebbe di una piccola…richiamata all'attenzione.Probabilmente è troppo ferito per sentire le maledizioni passate. Ho una pozione…"
"Perché non gli lanci un <innerva > allora?" chiese Voldemort, annoiato, ed estrasse la sua bacchetta.
"Perché tu volevi vedere qualcosa di spettacolare, mio Signore," Snape si inchinò di nuovo e Harry all'improvviso volle sputargli in faccia. Viscida palla di unto!
"Oh," Voldemort sorrise e rimise in tasca la bacchetta. "Allora fallo!"

Quando Snape avanzò verso di lui e si inginocchiò, Harry lottò per tenersi lontano dall'uomo che odiava con tanta forza. Ma non poteva davvero muoversi: tremò e rotolò sulla schiena invece di spostarsi. Questa mossa, in apparenza, fu la cosa più sciocca che potesse fare: adesso Snape poté far passare senza problemi un braccio sotto la sua schiena e sollevare una bottiglietta alla sua bocca. Harry cercò di voltare la testa dalla fiala, ma il collo faceva male, e sibilò.
In un istante Harry poté vedere che la fiala veniva stappata ed era vuota del tutto, e poi il mezzo abbraccio di Snape divenne più stretto al petto, la fiala gli toccò le labbra ed un improvviso strappo mostrò a Harry che la Passaporta funzionava bene. L'ultima cosa che sentì fu il grido di rabbia di Voldemort, che svanì, mentre il mondo stava turbinando attorno a loro.
parte seconda
Da quando giunsero a destinazione, Harry fu premuto completamente contro Snape, e non poté evitare di arricciare il naso quando odorò il puzzo di sudore dell'uomo. Il senso comune cercò di dirgli che era solo il nervosismo che Snape sentiva alla presenza di Voldemort , ma il suo odio non voleva accettarlo. L'uomo era sudicio, e aveva da toccate la sua sporcizia, fino a quando non avesse deciso di metterlo giù.
Almeno non si era spiaccicato sulla porta, quando arrivarono.
"Severus!"Harry sentì la voce del Preside, mentre Snape passò la seconda mano sotto i suoi ginocchi così che rimase sdraiato nelle sue braccia come un bambino. Grugnì per protestare, ma nessuno parve dare attenzione alle sue reazioni. "E' vivo?"
"A malapena," scattò l'uomo, questa volta la sua voce era la solita, controllata e fredda, invece di quella scivolosa, "E ha bisogno di aiuto medico. Immediatamente."
Harry sentì come se la presa dell'uomo si stringesse attorno a lui, e prese a camminare allontanandosi, seguito da vicino dal Preside. Sentì come se scendessero la scala a chiocciola ( così erano giunti all'ufficio del Preside, si rese conto Harry ) e superarono la gargoyle, ma quasi caddero su Moody, che era in piedi davanti all'entrata dell'ufficio.
"Oh, Severus, così hai trovato il giovane Potter !" disse contento. Harry attraverso la vista sfocata, poté vederlo sorridere, ma con quel sorriso sulla faccia, la sua espressione era ancora di più spaventevole.
Snape cennò e si affrettò via. Dumbledore fermò Moody e li chiamò. "Abbiamo delle cose da discutere. Ci vediamo più tardi in Infermeria."
Snape annuì di nuovo, e Harry poté sentire, "Vieni Alastor, penso che questo cambi un sacco di cose…" e le voci svanirono.
"Harry, sei sveglio?"
Harry quasi svenne come si rese conto che era il tipo, quello che aveva fatto la domanda. Harry? Perché mai per lui, era Harry? La sua sorpresa non fu molto visibile, apparentemente, in quanto Snape continuò a parlargli. "Potter, Harry, puoi sentirmi? Saremo subito in Infermeria. Potrai riposare lì. Andrà tutto bene."
Oh, la solita bugia. Nulla sarebbe andato bene, ovvio. Nulla. Mai. Harry lottò per tenere un po' a distanza l'uomo, ma il suo movimento fece solo sì che Snape si premesse ancora di più contro di lui.
"Vivrai,"disse Snape e la sua frase alla fine riuscì a dare a Harry abbastanza forza da gracchiare alcune parole.
"Non voglio," ma il suo tono lo tradì. Sembrò più un ragazzo sfuggente che l'uomo determinato a cui voleva somigliare.
"Mi dispiace," buttò fuori Snape all'improvviso, e gemette mentre assestava Harry nella sua presa, di nuovo. "Mi dispiace tanto. E' stata colpa mia."
La scusa in qualche modo spinse Harry nello stordimento.
Snape era dispiaciuto? Per cosa? Se non altro, la sua cattura non era colpa sua. Bene, la morte di Sirius, il licenziamento di Lupin, cinque anni n cui era stato ridicolizzato e umiliato, quelli erano colpa del tipo. Ma questa situazione… era più colpa di sua zia dato che era lei che alla fine aveva rinunciato a lui. E di suo zio, dato che aveva deciso di punirlo a dovere per l'ultimo anno - e per cose che non erano davvero colpa di Harry. Bene, le punizioni non erano state molto di più che qualche schiaffo sulla faccia, ma la sua sensazione di venire picchiato e respinto, combinata al venire umiliato in faccia a Dudley bollivano nel suo sangue abbastanza da perdere le ultime emozioni di familiarità che mai avesse avuto verso la casa dei Dursley.
Mentre quei pensieri gli attraversavano la mente, sentì come Snape lo adagiasse con attenzione su un letto, e chiamasse a gran voce Madama Pomfrey; sentì i suoi ridicoli stracci di vestiti venir tolti al corpo magro, piano, e un panno caldo e umido toccò la sua pelle per togliere il sangue rappreso, la sporcizia, il sale del sudore. Alcuni minuti dopo, un altro panno si unì al primo, e Harry si concesse di godersi i caldi tocchi, i primi tocchi che non gli procurassero danni e dolore da giorni.
"E' mezzo addormentato, Severus. Puoi portarmi qua quel pigiama che è sull'altro letto, laggiù?" La voce della Pomfrey era tesa, ma calda, proprio come i panni. Giunture cigolarono quando qualcuno si alzò, e Harry poté odorare il profumo fresco di un sopra di pigiama stirato da poco, quando l'uomo lo tirò sopra la sua testa, e il sotto carezzò le gambe e le cosce maltrattate. E venne di nuovo sollevato ed adagiato in un altro letto.
"Penso che dovremo mandare quel lenzuolo ai rifiuti," Madama Pomfrey stava proprio parlando del lenzuolo su cui Harry era stato adagiato prima, ma non gliene importò: qualcuno stava tirando la coperta morbida e leggera attorno a lui, e il cuscino rigonfio quasi inghiottiva la sua testa. Si rannicchiò nell'abbraccio del letto, ed ancora notò dita curiose toccargli la faccia e carezzargli riccioli dalla fronte, ma non riuscì a svegliarsi di nuovo…

Quando si svegliò, la prima cosa (o meglio dire: persona ) che notò fu Snape, seduto in una poltrona accanto al suo letto con un'espressione strana, ma proprio strana, sulla faccia.
Sembrava triste. E colpevole. E alla sua faccia mancava qualsiasi precedente segno di fastidio, e rabbia, o anche solo freddezza. I suoi occhi stavano guardando la faccia di Harry con un poco di disagio, ma provò a aprire un mezzo sorriso quando vide Harry aprire gli occhi.
"Buon giorno," disse e fece scivolare gli occhiali di Harry sulla faccia. Questi chiuse gli occhi, shockato.
Il mondo stava per finire. Snape era educato. O anche di più: Snape era amichevole verso Harry Potter? Harry pure dimenticò di rispondere. Sentì un forte sospiro dal fianco del letto.
"Mi dispiace," disse Snape e gli occhi di Harry si aprirono fluttuando. Le pupille erano dilatate per lo shock. L'uomo si alzò. "Mi dispiace, non volevo sconvolgerti…" Ma ci sei riuscito, pensò Harry tra sé. Snape provò un altro sorriso. "Vado a cercare Madama Pomfrey…" il tono era sempre di scusa. Quando scomparve verso l'ufficio dell'infermiera, Harry scivolò in posizione seduta e lentamente si stiracchiò. Si sentiva quasi sano, almeno per il fisico. Il braccio rotto era stato medicato così come le costole, il grosso dei lividi erano assai schiariti, e del tutto, ogni parte del corpo sembrava essere meno indolenzita o dolorante. E cosa più importante: la bocca non era più secca come il deserto del Sahara. Poteva inghiottire e il nauseante, sapore metallico dal sangue e dello sporco era scomparso dalla sua bocca.
Ma questo non significava affatto che stesse bene. Nella luce brillante dell'Infermeria l'oscurità dei giorni passati torreggiava su Harry ancora più pesante e deprimente e ancora, non poteva vedere un futuro per sé stesso. Con Sirius morto, con chi avrebbe potuto andare a vivere? Aveva bisogno del sangue di sua madre che lo proteggesse, ma il suo stesso sangue e carne l'avevano tradito, consegnandolo a Voldemort. Non aveva futuro, ma era vivo. Ancora. Apparentemente, Dumbledore era professionale nel tenerlo in vita, il solo problema era che dopo ogni salvataggio, Harry si sentiva sempre più pieno della vita. Adesso, veramente non voleva vivere. Non con questi ricordi che portava della sua prigionia.
La porta dell'ufficio si aprì e Madama Pomfrey, Dumbledore e Snape uscirono fuori. Questa volta, per fortuna, Dumbledore non sorrideva gioviale come di solito poiché quello, Harry ne era certo, avrebbe aumentato il suo odio verso l'uomo dalla barba bianca a un livello incredibile.
Harry lanciò un'occhiata ostile e poi distolse la faccia. Per maggiore protezione, tirò le ginocchia al petto e la abbracciò strette.
"Non voglio parlare," disse per primo. "A nessuno. Di nulla,"aggiunse come soprapensiero.
"Sono venuto a scusarmi, Harry. Per averti deluso," disse il Preside. "Non…"
"Non voglio parlare," ripeté Harry senza guardare il vecchio.
"Signor Potter, prima di tutto hai da mangiare," constatò l'infermiera, "E dato che il professor Snape è molto deciso a stare con te, sono d'accordo di lasciarlo aiutarti nei prossimi giorni."
Harry diede loro un'occhiata sbieca, e notò come entrambi gli uomini stessero lì con le spalle afflosciate e in qualche maniera… avevano modi da scusa. Non cancellò l'odio di Harry nei loro confronti, ma la curiosità prevalse sul suo disprezzo verso Snape. Il tipo voleva stare con lui ? Molto bene, allora. Poteva - fin quanto potesse trattenersi da commenti sarcastici p crudeli ed umilianti.
Annuì lento, ma non fece parola. Sotto il suo sguardo acuto, il Preside lasciò l'Infermeria. Nel frattempo un Elfo Domestico apparve con un carrello di cibo e lo spinse vicino al letto che Harry stava occupando. C'era solo una tazza di brodo sul carrello, che eccitò la sua curiosità.
"Quanto a lungo sono stato…" non poté finire la domanda.. Prigioniero di Voldemort? All'Inferno? Nel sottosuolo?
"Sedici giorni," disse dolce Snape, tirò il carrello più vicino e sedette sul letto accanto a Harry. Questi si tese e si scansò. Il professore sospirò. "Calmati. Voglio solo aiutarti. Se mi lasci…"
L'espressione sulla faccia del tipo spinse ancora Harry. La colpevolezza era scritta così chiara che Harry poteva riconoscerla senza alcuna capacità di Legilmens.
Harry cennò di nuovo, e in silenzio fissò Snape incredulo. L'uomo lo aiutò a sedere e gli mise il piatto sui ginocchi. Quando Harry si rese conto che era troppo debole per sollevare il cucchiaio alla bocca, Snape glielo prese e iniziò a imboccarlo con attenzione.
Le prime cucchiate furono meglio di qualsiasi altra cosa Harry avesse mai mangiato in vita sua. Lo stomaco maltrattato si rilassò assai quando il liquido tiepido lo riempì. Dovette attendere dopo le prime cucchiaiate mentre cercava di mandarle giù. Madama Pomfrey guardò seria i due uomini mentre Harry stava mangiando, e poi se ne andò senza ulteriori commenti oppure ordini.
Quando Harry ebbe finito la sua minestra ( non era nemmeno metà del piatto ) e si fu ridisceso, segnalando che non poteva mangiarne di più, Snape prese il piatto e lo posò di nuovo sul vassoio. Poi si schiarì la gola.
"Po - Harry, devo parlarti…" iniziò, incerto, cosa che era assai inusuale per lui.
"Non voglio parlarti," disse Harry e si distese in posizione sdraiata, e si voltò dall'uomo.
Dopo un breve silenzio, Snape gli disse - "Allora, ci sono. Un sacco di cose, davvero."
"Non penso di volerti parlare lo stesso," mugugnò Harry. "Non so il perché del tuo improvviso cambiamento, magari è perché ora mi compatisci, non mi importa, non mi interessa, basta che mi lasci solo."
"No, io.. no," disse svelto Snape. "Non posso."
"Cosa, non puoi ?" ringhiò Harry, e si voltò verso l'uomo.
"Mi spiace, Potter. E' stata tutta colpa mia e voglio dirti ogni cosa…"
Harry sedette.
"Cosa è stata colpa tua, Snape?" gli occhi ardevano di rabbia. "La rinuncia a me degli zii? L'odio di mia zia? L'abilità di Voldemort nello scoprire che le barriere erano scomparse, prima di Dumbledore? Le torture dei tuoi compagni Mangiamorte?" scosse la testa. "No. Tu hai le tue colpe, ma queste non sono proprio tue!" finì, un po' ingarbugliato con le parole. Stava difendendo Snape? Stava creando scuse per Snape? Era andato di fuori?
"Sì." La voce dell'uomo era così piena, che stuzzicava Harry.
"Non essere ridicolo, Professore," scattò Harry, e notò che adesso, era piuttosto educato.
"Non lo sono," l'intera espressione di Snape si tese. "Avrei potuto prevenite. Tutto."
L'aria congelò. Harry sbatté le palpebre imbarazzato. Di certo, uno di loro due non andava bene di testa.
"Guarda," iniziò Harry, "solo perché sapevi che la mia vita a casa non era del tutto ideale, o per quelle… ripetizioni di pozioni, non potevi essere certo che potessero rifiutarmi!"
"Non mi difendere!" Snape gridò all'improvviso e sollevò gli occhi dal pavimento. "Non mi merito la tua difesa, Po - Harry," aggiunse, un poco più calmo.
"E cosa è questa storia che mi chiami <Harry>?" Harry fece caso al lapsus, che gli rammentò di chiedergli la vera domanda. "Cosa sta succedendo?"
"Me lo lasci dire, per favore?" ancora Snape sembrava scusarsi. Harry alzò le spalle.
"Allora, se vuoi accusarti, chi sono io per impedirtelo?" Era di certo un'impertinenza, ma Harry non poteva irritare l'uomo. Piuttosto, questi chinò di nuovo la testa.
"E' una storia lunga, ma voglio dirtela più svelto che posso…"
"Abbiamo tempo," disse immediato Harry, sorprendendo anche sé stesso. Snape lo guardò con meraviglia. Poi annuì e arrossì per l'audacia.
"Non mi sono comportato come un adulto maturo verso di te, Potter,2 la confessione di certo non veniva spontanea per lui, e ancora: Snape non aveva distolto lo sguardo. "Mi sono comportato come un idiota, cretino bambino di sei anni. Dal primo momento." Singhiozzò e scosse la testa. "Ed ero così fiero di essere un uomo razionale!"
I ripetuti shock sul carattere del Maestro delle Pozioni in qualche modo lavarono via l'odio di Harry. Adesso, era solo curioso.
"Beh, se pensassi che mi odi solo per colpa di mio padre…"
"No." La voce di Snape fermò quella di Harry. "Non ti odio a causa di tuo padre. Ti ho odiato di più per colpa di tua madre."
Harry si sentì perso.
"Mia… madre?"
Snape posò i gomiti sui ginocchi e si coprì il viso con le mani. Più tardi, sollevò la testa e passò le mani attraverso i capelli unti.
"Sì," disse alla fine. "E non sono riuscito a vedere oltre il mio odio infantile per troppo a lungo." Guardò diritto negli occhi di Harry. "Sono stato un idiota… e ora non so come riparare la nostra relazione, come ripagarti di questi anni persi, come compensarti per queste due settimane trascorse nella prigione dell'Oscuro Signore - e come perdonare me stesso…" la voce sfumò lasciando Harry senza fiato e oltremodo atterrito.
Se non fosse stato certo che quell'uomo era davvero Severus Snape, suo Maestro di Pozioni negli ultimi cinque anni, Harry non lo avrebbe mai riconosciuto dal suo carattere. Qualcosa stava accadendo, e lui non riusciva a metterci dito.
"Professore," disse calmandolo, e miriadi di emozioni gli turbinarono attorno. "Posso capire che tu mi hai odiato. Va bene - voglio dire, non è un problema. Non hai nulla a che fare con queste settimane…"
"Potrei averti messo sotto la mia protezione," disse Snape e Harry alzò le spalle.
"Allora , mi dispiace, signore, ma non credo che avrei accettato la tua protezione," mormorò vergognoso. "La nostra relazione non era buona abbastanza perché accettassi una simile offerta…"
"Il che, pure è colpa mia," disse deciso Snape. "Ho fatto di tutto per non avere neppure una conversazione educata tra noi, per non parlare di una relazione umana, solo perché non mi sono mai perdonato la mia infanzia con mio padre - e tua madre."
Harry corrugò le sopracciglia.
"E' stato mio padre che ti molestava, non mia madre!"
"Sì, ma…" Snape si fermò e per un breve momento fu perso nei pensieri. Quando riaprì la bocca, Harry poté sentire la decisione nella sua voce. "Potter, son certo che ricordi alcune cose che hai visto nei miei ricordi, vero?"
Harry arrossì in modo violento e portò lo sguardo sulle mani.
"Chiedo perdono per la mia… curiosità, signore. Io…"
"No, non volevo dire il Pensatoio. So che hai visto alcuni altri miei ricordi…"
"Già," borbottò Potter e all'improvviso vide i genitori di Snape che litigavano, suo padre si allungava minaccioso verso sua madre. "Sì, ho visto qualcosa…"
Snape, ancora, sembrò sapere quello a cui stava pensando Harry, e cennò. "Il matrimonio tra i miei genitori non fu buono. Fu un matrimonio combinato, non si conoscevano prima del giorno delle nozze - e non si piacquero fin dall'inizio. Mio padre presto cercò qualcun altro per.. per.. " per la prima volta Harry poté vedere l'infame Maestro delle Pozioni che era a corto di parole.
"Capisco," sussurrò Harry imbarazzato.
Snape cacciò un sospiro di sollievo.
"Lasciò mia madre quando avevo sei anni e scomparve del tutto dalla mia vita, prendendosi tutto il danaro che avevamo, anche i fondi privai di mia madre, lasciandoci solo la casa e i mobili. Se ne andò con la sua amante e lasciò la comunità stregonesca una volta per tutte. Mia madre mi disse che l'amante di mio padre era una donna gabbana , e da quel momento odiai i Gabbani con ogni mia forza. Da ragazzino credevo che tutti fossero cattivi e non meritassero di vivere. Mia madre aveva sempre supportato certe idee, e dopo un po', entrò al servizio dell'Oscuro Signore. Lo scopo principale della sua vita divenne trovare mio padre e la sua nuova famiglia e ucciderli tutti. Mi lasciava solo tante volte quando andava ai raduni dei Mangiamorte ed io mi annoiavo. Dopo un po' iniziai a leggere per evitare di diventare matto dalla solitudine. Mia madre adorava le arti Oscure. Da quando iniziai i miei studi a Hogwarts, conoscevo quasi qualsiasi incantesimo e pratica Oscura. Ma eravamo poveri ed io non ero una persona abbastanza sociale - avevo a malapena incontrato qualche ragazzo della mia età prima di allora - così fin dal primo momento mi trovai solo ed escluso dalla società degli studenti. Tuo padre mi fece evitare fin dal secondo giorno, e non ho avuto un attimo di pace. Ho odiato la mia infanzia. E mio padre fu responsabile per… per tutto. Ho odiato mio padre e penso che non lo perdonerò mai," gli occhi divennero sfocati mentre si perdeva ancora nei pensieri.
La meraviglia di Harry cresceva ad ogni istante. Perché mai Snape gli stava dicendo tutte quelle cose ?
"Nel terzo anno un incidente avvenne a lezione di pozioni. Tua madre, Lily Evans, riuscì a far esplodere un calderone in modo tale, che l'esplosione gettò la sua borsa ai miei piedi. Si rovesciò e tutto il contenuto si versò sul pavimento. Mi allungai per aiutarla a raccogliere le cose, quando una foto attirò la mia attenzione. Era una tipica foto gabbana di una tipica famiglia gabbana… solo una cosa non era tipica: vidi il mio perduto padre che stava in piedi felice accanto a una donna sorridente dai capelli castani, col braccio sinistro sulla spalla della donna, col destro abbracciava tua madre e le sorrideva con tanto calore… a malapena potei muovermi, allora. Ero congelato, il cuore stava correndo, e da quel momento, odiai Lily Evans con tutto il mio cuore…"
Harry sentì le membra diventare insensibili e il mondo andarsene distante. Voleva dire…?
"Le chiesi il nome di suo padre. Me lo disse. Quella notte non potei dormire. Fissavo il nome scritto davanti a me e cercavo di capire qualcosa… per dare prova alle mie paure. Per trovare una prova che non fosse… Ma Lily Potter mi disse che il nome che il nome di suo padre era Perseus Evans - non solo un nome un po' strano per un Gabbano, era un nome più tipico per un mago , ma mio padre era sempre stato così bravo a innervosire la gente e mia madre mi disse che pure lei amava la mitologia greca… tutto sembrava comprovare i miei sospetti. E non ebbi da attendere molto per avere la prova finale. Guarda!"
Estrasse la bacchetta e prese a tracciare qualcosa in aria, scrivendo due parole traslucide:
PERSEUS EVANS
Poi fece ondeggiare la bacchetta una volta e le lettere del nome si riaccomodarono da sole:
SEVERUS SNAPE
"Il nome mi venne dato dopo mio padre," spiegò, ma il cuore di Harry ora stava correndo. Primo, il piccolo spettacolo gli ricordò troppo le uscite di Voldemort nella Camera dei Segreti; e dall'altra parte, significava che…
"Tu… sei…" balbettò come un idiota.
"Sì. Sono per metà fratello di tua madre. Non lo ho mai detto a nessuno. A parte Dumbledore, ma è successo assai dopo. E non lo ho mai detto a mia madre, ovvio. Odiavo Lily Evans, ma non volevo che venisse uccisa. Era mia sorella dopo tutto. Anche se non volevo accettarlo. Questa era la verità. E quando sposò quel tizio, Potter," Snape alzò le spalle. "Fu il peggior giorno della mia vita. A quel tempo ero uno dei servitori dell'Oscuro Signore. Un giorno mia madre trovò mio padre. Mi unii a lei nella caccia. Cercai di salvare i tuoi nonni, mio padre… ma l'unica che riuscii a salvare dall'ira di mia madre fu tua zia."
Harry scosse la testa.
"Quando appresi che il Signore voleva te e i tuoi genitori morti, cercai di metterli in allerta. Non mi ascoltarono. Allora andai da Dumbledore per avvertirlo. Mi chiese perché lo facessi. Gli dissi il motivo vero, e gli feci giurare di tenere tutto segreto. Non volevo che altra gente lo sapesse, il nostro <sporco > segreto. Per fortuna, mia madre morì prima di scoprire l'identità di mia sorella, e divulgare l'informazione sul matrimonio del suo ex marito. Petunia fu al sicuro col suo nuovo marito, e l'unica persona a cui dovevo stare attento era tua madre. Aiutai lei e Potter tante volte a venire fuori dalle trappole dell'Oscuro signore. L'ultima volta, fallii…" fece un sospiro profondo. "La cosa che odiavo di più in tua madre era che suo padre - mio padre - la amasse. Parlava un sacco di lui con i suoi amici e compresi tante cose allora." La mascella di Snape si strinse. "Mio padre mi detestava. Ero troppo simile a mia madre per lui. Non ha mai detto una parola buona a me e alla fine mi ha lasciato."
Entrambi rimasero zitti per alcuni minuti.
"Quando ti vidi la prima volta, eri così simile a James Potter che ti detestai, e quando guardai nei tuoi occhi, vidi quelli di tua madre - e di mio padre, poiché hai preso gli occhi dal nonno, e non potevo farci nulla, ma ti odiavo per qualsiasi cosa ti facesse ricordare… tuo padre mi ha trattato per anni come una cacca; tua madre rubò il padre a me… e tu eri lì, al centro dell'attenzione e dell'ammirazione - io… ero accecato dai pregiudizi. Volevo provare che non eri meritevole dell'ammirazione e dei trattamenti speciali che ricevevi, ma tu hai sempre provato l'opposto - e io ti ho odiato ancora di più. Non ho scusanti. Quello che ti ho fatto è stato ingiusto e forse imperdonabile. Sono stato parziale ed ingiusto." Sospirò ed Harry si avvide che stava per confessare a parte più dura della storia. "Dopo la morte dei tuoi genitori, Dumbledore mi chiese di tirarti su. Rifiutai senza ripensarci. E' stata colpa tua se sei dovuto crescere con quei… gabbani," sbottò accentando l'ultima parola. "Ma il peggio è che il Preside mi ha chiesto di prenderti per l'estate. Aveva dei brutti impegni - ma ero così di fuori per la faccenda del Pensatoio e il tuo sciocco, avventato comportamento, che quasi ti aveva fatto uccidere, che nemmeno pensai alle cose che avrei dovuto fare. E' colpa mia se sei quasi morto. Ed è stata colpa mia se l'Oscuro Signore ha preso Black - ho interrotto le tue lezioni di Occlumenzia poiché ero intimorito dalla tua curiosità. Non volevo che scoprissi il mio segreto. Ma tante volte, c'eri andato così vicino…"
Harry non reagì. Era troppo shockato per dire una parola o fare un gesto. Fissò intontito il suo grembo, e tutto ere troppo distante e largo e vuoto…. Snape lo guardò preoccupato.
"Potter, ti senti bene?"
"E' troppo," buttò fuori Harry. "Voglio stare da solo."
"Potter, io…"
"Io voglio stare solo," ripetè Harry, ma sentendo la preoccupazione di Snape, aggiunse, "Per favore, signore."
Quando Snape si fu ritirato, Harry si voltò, seppellì la testa nei cuscini e si permise di piangere.

parte terza
Harry non sapeva più come sentirsi. Non poteva odiare Snape dopo la storia che l'uomo gli aveva detto, ma… sentiva l'ingiustizia dell'intera situazione. Doveva pagare per i cari debiti dei suoi genitori - e ancora di più per gli inganni di suo nonno, santo cielo! - e comunque, l'unica cosa che voleva era vivere una vita tranquilla, lontano dalla pubblicità e dall'Oscuro signore… Ma tutto questo, gli era negato.
Come sarebbe stata la sua vita, se Snape lo avesse tirato su? L'uomo non era del tutto privo di sentimenti umani, Harry adesso ne aveva potuto vedere diversi, così poté immaginare che anche se forse non sarebbe stato amato, il suo benessere sarebbe stato di certo assicurato. Sarebbe andato nei Serpeverde come nipote del Capo Casa Serpeverde, e … ma Harry dovette fermarsi.
Era il nipote di Snape! Non era una possibilità - era la verità.
Negli ultimi due giorni, mentre era rimasto sdraiato in Infermeria a guarire dalle ferite, i suoi pensieri sempre erano tornati a quel punto. Era il nipote di Snape. Santo cielo!
Qualche volta, quando aveva ripensato alle passate lezioni di Pozioni o ad altre occasioni in cui aveva litigato con Snape, aveva sentito le mani stringersi in pugni - e poi si era calmato e si era chiesto più volte cosa fare della sua ultima confessione.
O ancora di più: cosa voleva fare Snape con tutte queste cose che aveva confessato? Di certo, quell'uomo non voleva Harry intorno, o no?
Snape si era comportato in modo strano in quei giorni… era stato dolce e calmo e molto colpevole, e aveva offerto il suo aiuto a Harry il suo aiuto in ogni situazione - e lui non sapeva proprio cosa dire o cosa fare.
Un giorno Harry ricevette i risultati per il GUFO: fu felice di vedere che aveva superato tutti gli esami ce gli occorrevano per diventare un Auror - e anche il voto di Pozioni era Distinto: Harry non seppe se ridere o no, aver superato l'esame di Pozioni con un voto migliore di Sufficiente, andava oltre le sue aspettative. Snape gli assicurò che l'avrebbe preso nelle lezioni per il NEWT e gli offrì di provare ad addestrarlo durante le vacanze.
"Resterò qua per la restante parte della vacanza ?" chiese in risposta e Snape arrossì parecchio.
"Beh, noi, io … così…" balbettò, ma quando Harry non lo interruppe proseguì. "Pensavo che potevi venire a vivere con me."
"Con te?" rantolò Harry. "Ma…"
"Sono parente di tua madre, Potter. Sarai al sicuro con me, se considererai la mia casa come la tua casa…"
"Oh," quella era la fine del mondo. Lui, Harry Potter, che tra tanta gente, andava a vivere con Snape! "Non penso che sia una buona idea."
"Perché?" chiese Snape.
"Perché non ci piacciamo a vicenda. Non sono nemmeno certo di poter chiamare casa il posto dove… vivi…"
Per un breve istante, la rabbia attraversò il viso dell'uomo. Poi la rabbia scomparve, lasciandosi dietro un'espressione assai triste.
"Capisco," disse Snape. "Allora, ovvio che puoi andare nel Quartier Generale, se vuoi…"
Cos'era quel disappunto nella voce dell'uomo? Perché? Di certo, dopo il trattamento degli ultimi anni, non poteva credere possibile che Harry volesse andare a vivere con lui, di sua volontà?
"Andrà bene, signore," disse Haarry, "Per entrambi noi."
"Non puoi passate l'intero Agosto a Grimmaud Place, Harry. Non è abbastanza sicuro. Troppe persone ci passano. Penso di dovere insistere perché tu vada a vivere col Professor Snape."
Harry colpì la gamba col pugno. "Allora, io non la vedo così! Voglio fare quello che mi va! Non voglio vivere con lui! Non mi piace nemmeno, lui! Come posso sentirmi a casa, nella sua casa?"
Il Preside gli lanciò un'occhiata pensierosa. "Pensavo aveste superato i passati conflitti."
"L'abbiamo fatto, ma questo non c'entra col fatto che non voglio vivere con lui! Mi ha trattato come cacca per anni e adesso viene e mi confessa le sue colpe… E' un po' tardi, signore, non ti pare?"
Dumbledore cacciò un lungo respiro mozzato. "Harry, devo confessarti qualcosa. Severus voleva prenderti con sé dopo il quarto anno. Avemmo una discussione su di te, ma non avevamo altra spia nell'organizzazione di Voldemort. Era preoccupato che tu non potessi elaborare gli eventi del Torneo, ma ritenni più importante avere una spia… Puoi aggiungerlo ai miei tanti sbagli, Harry…"
Ma adesso, Harry non era arrabbiato, né sentiva odio alcuno verso il vecchio. Snape aveva voluto prenderlo, di sua volontà, senza alcuna costrizione interna o esterna ( non come ora, con Harry che praticamente non aveva altro posto dove andare ), con l'intenzione di aiutarlo a superare….
"Avrei dovuto essere più risoluto contro il Preside," disse più tardi Snape a Harry, quando questi gli domandò della decisione. "Ma dopo un po' riuscii a convincermi che stavi bene, che non avevi problemi causati da quegli eventi, che eri solo un ragazzino sciocco, proprio come tuo padre… Gli eventi dello scorso anno aumentarono solo l'astio, così quando questa estate, il Preside mi offrì la stessa cosa, la rifiutai senza pensarci…"
Questa informazione sopraffece Harry. Ancora non voleva andare a vivere con Snape, ma non era più sicuro quanto lo era stato di solito.
"Certamente, Preside, ci deve essere un'altra soluzione," disse arrabbiato.
"Forse ci sta, ma non so quale è," affermò Dumbledore. "Ma ora, vorrei che mi dicessi cosa è successo."
Harry scosse la testa con vigore. "Non sono pronto," disse e pensò che non avrebbe mai potuto dirlo a Dumbledore. Questa non era la prima volta che il Preside lo incalzava a parlare degli eventi, e riuscì solo ad aumentare l'astio di Harry verso il vecchio. Non gli avrebbe detto niente. Mai.
"Devi dirlo a qualcuno, Harry."
"Ma non a te!" strillò Harry e saltò via dal letto. "Non a te!" Corse fuori dell'Infermeria, ancora sentiva un forte <Fermati, Harry! > gridato dietro a lui. Non si fermò. Lasciò il castello in fretta, diretto alla capanna di Hagrid, che adesso era vuota, e crollò sul giaciglio dell'amico. Cosa pensava Dumbledore? Che dopo tanti imbrogli e bugie, Harry sarebbe andato ovunque volesse il Preside?
Snape lo trovò parecchie ore dopo, addormentato per la spossatezza. L'uomo non lo svegliò, e sedette sulla sedia preferita da Hagrid e lo guardò con un'espressione strana.
"Cosa fai tu qui?" fu la prima domanda che fece Harry quando si svegliò di scatto, avvertendo che qualcuno lo stava guardando.
"Non mi sembrava sicuro lasciarti fuori del castello," constatò l'uomo. "Il Preside mi ha detto che tu…"
"Non voglio parlarne," lo interruppe Harry.
"Non voglio che tu ne parli," alzò le spalle Snape. "So esattamente cosa è successo. La sola cosa che non so è come mai le barriere sono scomparse dalla casa dei Dursley."
Harry lo scrutò per un lungo momento, poi sospirò. "Zia Petunia non mi ha voluto più. Aveva paura di Vol…"
"Non dire il suo nome!" Lo avvertì Snape, senza la consueta maniera brusca. Harry sollevò un sopraciglio, ma non protestò.
"Aveva paura di Tu - Sai - Chi," disse quel nome con ironia acida. "Annunciò che non voleva essere più la mia custode, e sarei dovuto andare in un orfanotrofio. Sperava di poter salvare la sua famiglia, in quel modo." Gli occhi di Harry si fecero scuri di rabbia. "Allora non mi potei più trattenere. Gli dissi la mia opinione a loro, forse un po' troppo in modo brutale, ma ci voleva…. Eppure feci un errore. Chiamai Dudley, mio cugino, porco grasso, e ciò fece infuriare lo zio Vernon senza limite. Mi schiaffeggiò così tanto che le mie labbra sanguinarono e quando ebbe finito, mi rinchiuse in camera mia. Quela notte Vol… Tu - Sai -Chi mi catturò."
Si guardarono l'un l'altro in modo aperto.
"Mi dispiace così tanto, Po - Harry," disse ancora Snape. Sebbene il racconto del ragazzo fosse stato fatto con tono neutro, l'uomo poté avvertire il dolore di venire rifiutato in tutto il comportamento di Harry.
Harry roteò gli occhi, infastidito.
"Non è stata colpa tua, Professore. Davvero. Non potevi immaginarlo. E' stata colpa dei Dursley, colpa di mio zio. E mia stessa sciocchezza, quando feci infuriare lo zio." Harry si accasciò contro il muro e chiuse gli occhi. "Magari hai sempre avuto ragione. Sono solo uno sciocco, piccolo, fastidioso ragazzino..."
"Eri un bambino. Sarei dovuto essere più maturo."
"Non pensi che sia ancora un bambino, signore?" sbuffò Harry.
"No, non dopo … quello che è accaduto…"
Snape lasciò la frase a metà così che Harry potesse sentire lo stimolo, non la pressione per elaborare con esattezza quello che era accaduto. Harry poggiò la testa sui ginocchi piegati per nascondere il viso a Snape, e prese a parlare, con voce soffocata.
"Non mi davano acqua. Avevo così tanta sete… e là c'era freddo, dentro e fuori… tu sai, Voldemort" un breve sbuffo provenne dalla direzione di Snaoe, ma Harry scrollò le spalle, "Mi fecero guardare dai Dissennatori. Potevo vedere i miei genitori morire, Cedric morire, Sirius morire… mi maledicevano, e…" Harry scosse la testa. "Lo sai, vero?"
Harry sollevò lo sguardo e i loro occhi si unirono. Snape annuì lento.
"Penso di sapere," disse l'uomo. Harry inalò a fondo, e borbottò assai più piano.
"Mi torturarono. Fisicamente. Ogni giorno. E i Dissennatori mi facevano rivivere l'intera cosa, ancora ed ancora. Dopo alcuni giorni divenni del tutto bruciato. Non potevo sentire paura, solo dolore. Non volevo più vivere. Mi ero arreso. Poi sei arrivato e mi hai salvato - di nuovo."
"Io…"
"No, professore. Ti devo delle scuse. Mi salvasti la vita nel primo anno, e non ti ho mai ringraziato. Ovvio, non lo hai fatto per amore di mio padre, vero?"
Snape protese la mano e diede una timida pacca alla spalla di Harry. "No, l'ho fatto per te. Per l'amore di mio padre e di tua madre. Non ho potuto salvarli." Snape guardò fuori della finestra. "Penso che volessi in qualche maniera rifarmi di tutto quell'odio."
"Ti ho odiato anche io."
"Perché ho fatto che tu mi odiassi. Come ti ho detto, sono io quello da accusare qua."
Harry si aprì a un mezzo sorriso. "Signore, non penso che il mondo intero ce l'ha con te."
Un'ombra di smorfia apparve sulla faccia di Snape. "Potter…"
"Dumbledore si fida di te perché sei mio zio?" chiese all'improvviso Harry.
"Ehm… non proprio così. Ma abbastanza esatto."Gli occhi di Snape si posarono sulla faccia di Harry. "Salvai Petunia e i tuoi genitori prima che cambiassi parte. Da allora in poi, non fui più al sicuro in presenza dell'Oscuro Signore. Sapeva che uno dei suoi servitori aveva tramato contro di lui, ed era abbastanza esperto di Legilmens. Dovetti apprendere l'Occlumenzia pur di proteggermi da lui. E c'era una sola via ovvia: andai da dumbledore e chiesi il suo aiuto. Mi chiese di fare la spia per lui, in cambio. Accettai."
Si fissarono a vicenda per un lungo tempo.
"Che peccato che non ti ho conosciuto prima," disse alla fine Harry.
"Lo stesso vale per me," borbottò Snape e si alzò. "Vieni, Potter. Devi tornare in Infermeria. Hai bisogno di riposare."
Harry lo seguì senza protestare. Mentre camminavano, in un silenzio confortevole, Harry sbirciò l'uomo con la coda dell'occhio. Poteva fidarsi di lui dopo così tanti sarcastici <Potter! > tante parole taglienti e smorfie offensive? Era di nuovo un gioco. O c'era qualcosa in più. Ma perché, perché Snape aveva deciso di essere umano con lui? Perché?
Senza rendersene conto, formulò la domanda a voce alta.
"Perché cosa?" Snape si fermò e si voltò verso di lui.
"Perché adesso ti preoccupi di me?" chiese Harry confuso ed arrabbiato. "Perché? Ancora non ti piaccio, vero?"
le labbra di Snape si strinsero in una linea sottile, però Harry non riuscì a stabilire cosa provasse l'uomo. Per un lungo istante pensò che Snape avrebbe fatto una smorfia e avrebbe strillato al suo solito modo, ma non accadde nulla del genere. Piuttosto, Snape chinò la testa e sussurrò -
"Perché sono il responsabile per tutto quello che hai dovuto patire."
"Ma non ha senso!" scattò Harry. "Ti ho detto che…"
"Qualsiasi cosa tu mi abbia detto, Potter,so con precisione quello che ho fatto," per la prima volta da giorni snape pareva davvero infastidito. "Ti devo questo!"
"Ma perché credi che vivere con qualcuno a cui non piaccio mi faccia bene?" Harry calciò furioso il terreno.
"Non mi dispiaci."
"Bene, avrei potuto dire <qualcuno che mi odi >, no?"
"E di certo non ti odio," disse deciso l'uomo. Quando Harry lanciò un'occhiata acuta, svelto aggiunse, "Non più."
Harry incrociò le braccia al petto.
"Cos'è questo cambio improvviso? Vedermi del tutto umiliato non ti basta e vuoi qualcosa d'altro? O cosa? Mi compatisci? O hai trovato la tua coscienza?" non poté trattenersi dal piangere le ultime domande.
"No!" gridò Snape in risposta. "No," ripeté più calmo. "Non so perché," borbottò, "Quando seppi che eri stato rapito, all'improvviso, vidi ogni cosa che ti avevo procurato, chiara e distinta. Potei vedere tutta la mia stupidità e le mie reazioni infantili; compresi che idiota irresponsabile fossi stato. Ma sembrò troppo tardi. Ero atterrito che tu potessi morire prima che potessi chiederti perdono, senza poter… Non so cosa fosse. Colpa? Sì, ma non solo quello. Paura di perdere la mia sola famiglia viva? Magari. Io... io non so davvero. Volevo e ancora voglio giustificare quello che feci."
Harry cennò e si voltarono per camminare ancora.
"Grazie," disse Harry quando raggiunsero i cancelli della scuola."Per cosa?" Snape sollevò un sopracciglio.
"Per avermelo detto."
Dopo questa conversazione Snape non lo premette ancora per farlo andare a vivere da lui. Probabilmente, l'uomo disse aò Preside dell'ulteriore confessione di Harry, poiché il vecchio lo lasciò solo, cosa di cui Harry fu davvero grato.
Aveva bisogno di tempo per pensare, per riflettere.
Non era così certo di non voler andare a vivere con Snape.
Snape - che era suo parente. Rivelazione shockante, ma adesso, del tutto comprensibile. Harry si chiese tante volte cosa avrebbe fatto al posto di Snape. Poteva amare i discendenti di Draco Malfoy e - per esempio - la figliola di Dudley? Non riusciva a darsi una risposta alla sua stessa domanda. Ma era abbastanza certo che fosse un < no > piuttosto che un < sì >. Specialmente se il ragazzino assomigliasse a Malfoy. Con gli occhi di Dudley… Harry tremò di disgusto.
Venne quasi a patti con le precedenti sensazioni di Snape.
Ma non rendeva più semplice la sua situazione. Poteva essere qualcosa in più che un ricordo ambulante per Snape? Poteva quell'uomo sopraffare i suoi ricordi accettarlo - Harry, solo Harry, non il figlio di James Potter, non il nipote di Perseus Evans, ma solo Harry, un ragazzo senza secondi pensieri?
"Sarò sempre come mio padre. E avrò sempre gli occhi di mia madre," disse una volta a Snape, che lo guardò in risposta con un certo shock.
"Lo so. Perché?
"Perché vuoi vedere la mia faccia pure fuori della scuola ?" chiese Harry. "Perché vuoi affrontare quei ricordi che io suscito in te ?"
Snape si massaggiò le tempie in chiara preoccupazione.
"Temo che tu adesso sollevi altri ricordi in me, oltre a quelli a cui stai pensando."
Harry lo guardò perplesso.
"Quando ti guardo ricordo il mio comportamento verso di te e le sue conseguenze. Sei quasi morto. Quegli altri ricordi sono… troppo vecchi per dare nutrimento. Tu non sei come tuo padre. Sei più come tua madre, e lei non era responsabile per il fatto che mio padre odiava me. L'ho odiata senza motivo. Sbagliavo."
Entrambi si azzittirono.
"Capisco," disse poi Harry.
Quella notte non riuscì a dormire. Madama Pomfrey non volle più dargli la Pozione Dreamless Sleep, disse che anche i suoi possibili incubi l'avrebbero aiutato ad affrontare gli eventi accaduti, così Harry rimase sdraiato ad occhi aperti, a scrutare le ombre, che danzavano sul soffitto alla fioca luce della torcia.
Non aveva strade. Dumbledore non lo voleva nei Quartieri Generali prima del 23 Agosto. Snape d'altra parte non era più una spia, e così poteva badare bene a lui. Il legame con Lily Evans dava a Harry la protezione adatta. E Harry non lo odiava più.
Bastava per sentirsi a casa, in un post con lui?
Harry sorrise. Bene, non aveva mai amato i Dursley, o meglio: li odiava. Ma in qualche modo, Privet Drive era stata casa sua per quasi quindici anni. Questo lato di Snape, d'altra parte, era assai più affabile di qualsiasi lato di sua zia o suo zio. Magari avrebbe funzionato. Non si piacevano tanto, ma potevano tollerarsi a vicenda. Se Snape gli dava cibo e abiti adatti, poteva crescere per essere assai più famiglia di quanto mai erano stati i Dursley. E se l'uomo smetteva di umiliarlo o ridicolizzarlo davanti ai suoi compagni, anche Hogwarts sarebbe diventata un posto più sopportabile. Magari pure Malfoy avrebbe smesso di infastidirlo…
Harry si stiracchiò e lasciò che gli occhi gli si chiudessero.
Proviamo, dunque.
Si trasferirono nella casa di Snape il giorno prima del compleanno di Harry. Snape venne e lo prelevò dall'Infermeria. Harry non riuscì a vedere nulla con lui, se non un calamaio ( ce di certo era una Passaporta ) e una borsa piccola.
"Non ho alcun vestito, signore," fece un sospiro e passò la mano sul pigiama.
"Eccone uno, Potter," gli disse Snape. Spero ti vada bene."
Con imbarazzo di Harry, Snape tirò fuori un completo di abiti di foggia stregonesca dalla borsa: un paio di calzoni e una larga tunica - entrambi erano verdi con disegni dorati - ma vestivano bene Harry. C'arano anche un paio di comode scarpe.
"Te le pago," Harry guardò Snape, ma il professore scosse la testa.
"Fino a quando sarò il tuo custode incaricato, provvederò ai tuoi abiti, al posto dove abiti, ao pasti, alle cose di scuola, pure."
"I Dursley non hanno mai pagato le mie cose di scuola."
Snape alzò le spalle. "Bene, io lo farò," disse. "Le altre tue cose sono a casa mia col tuo gufo."
"Come sta?" Harry divenne più animato.
"Benissimo. I Dursley l'hanno liberata dopo che tu sei sparito. Non hanno neppure osato gettare via le tue cose fino a quando non avessero ricevuto notizie su di te. Immagino che non volessero incollerire il tuo padrino - ovvio loro non potevano sapere…"
"Non ho avuto tempo sufficiente per dirglielo. La sera che arrivai a casa…" Harry si interruppe e il viso si incupì. "Arrivai là," si corresse, "Mi dissero che sarei dovuto andare un orfanotrofio per i prossimi due anni. Cercai di dire a zia Petunia che sarebbe stato un disastro per me, ma aveva così tanta paura per la sua famiglia, che non ascoltò."
"Lo so, Po- Harry. Ho parlato a loro ieri. Glielo ho detto," roteò gli occhi disgustati, "Della nostra relazione. Intendo che lei e io siamo fratellastri. E' quasi svenuta. Il suo marito sembrava così scioccato della mia rivelazione che non riuscì a emettere parola per tutto il tempo che rimasi lì."
Harry si immaginò l'intera scena e fece una smorfia larga. "Che peccato che non potevo essere lì," disse. "Non penso di avere mai visto mio zio senza parole. Che ha fatto Dudley?"
"Gli ho detto che sono suo zio. Si è agguantato le chiappane, ha squittito ed è scappato di sopra," Snape arricciò la fronte. "Capisco che avesse paura di me, ma perché si teneva la virtù con le mani? Di certo non sembro uno che… ehm… molesta bambini simili a balene troppo cresciute!"
Harry soffocò una risata. "Oh, no! Dovevo essere lì!" strillò. "Era una vista troppo bella!" Lo sghignazzo crebbe allargandosi. "Ma non preoccuparti, non ha pensato che tu fossi un pervertito. Solo…" si interruppe e gettò un'occhiata seria a Snape. "Non dirai a nessuno quello che ti dirò, vero?"
"Non lo farò." Snape giurò e divenne più curioso.
"Hagrid una volta voleva trasformarlo in un maiale, ma non riuscì nella trasfigurazione. Riuscì solo a dare a Dudley una coda da maiale. Dovette venir tolta con assistenza medica. Da allora Dudley è terrorizzato dagli stregoni…"
"Ma quell'incidente non migliorò la tua accettazione da parte della famiglia," aggiunse cupo Snape e Harry dovette convenire con lui.
"Beh, forse ha peggiorato la mia situazione," confessò con un singhiozzo. Forse, non era stato un tiro così buono come aveva pensato prima. Improvvisa, un'altra scena imbarazzante gli venne in mente: il trucco dei gemelli su Dudley, o il modo idiota di liberarlo dalla sua stanza con la macchina volante - avrebbero potuto chiedere aiuto ai genitori, piuttosto; e il suo stesso scherzo di trasformare Zia Marge in una palla, i ricatti con il padrino assassino e anche il modo in cui i membri dell'Ordine lo avevano portato via l'estate scorsa… questi incidenti erano passaggi sulla via che aveva condotto Zia Petunia a rifiutarlo; Harry lo vide con chiarezza. Ma parecchi di questi fatti non erano colpa sua! E poi era solo un ragazzino, per l'amor di dio! Harry crollò sul letto, con gli abiti nuovi in mano.
"Magari sono un idiota davvero, come hai sempre affermato tu," disse assai piano.
Un piccolo indizio di soddisfazione attraversò la faccia di Snape, ma svanì rapido.
"Credo che noi, gli adulti attorno a te, siamo assai più da accusare di te," disse alla fine. "Ora, mettiti i vestiti. Non voglio stare qui fino all'alba."
Quando Harry ebbe finito di vestirsi, Snape lanciò un incantesimo rispecchiante e Harry guardò il suo riflesso con soddisfazione. Sembrava senza dubbio uno stregone, uno stregone adulto, solo la sua bacchetta…
"Ehm… penso che dovremmo tornare dai Dursley, signore," si voltò verso Snape che lo guardò dubbioso.
"Perché?"
"La mia bacchetta… Era dietro un…"
"L'ho trovata. Eccola," nella mano protesa di Snape era posata la bacchetta di Harry. Allungò la mano verso l'oggetto. "Prendila."
"Io…" le parole si fermarono nella gola di Harry quando il pezzo di legno liscio scivolò nella sua presa. Sentì la mano, il braccio e il corpo intero scaldarsi al contatto. "Grazie, signore. Ma… come l'hai trovata?"
"Incanto di Evocazione," disse breve Snape. "Ora possiamo andare?"
"Possiamo," cennò Harry e ripose in tasca la bacchetta. Con sua meraviglia c'erano un sacco di tasche nella veste.
"E' un abito da stregone,Harry. E' fatto in modo da avere abbastanza posto per l'equipaggiamento necessario ad uno stregone, come la bacchetta, pozioni di emergenza e passaporte, e roba del genere."
Harry annuì. Si sentì come se fosse in una lezione di 'Introduzione nella società degli Stregoni."
"Andiamo," sospirò Harry. Qui iniziava una nuova parte della sua vita. Quella parte, che gli era sempre stata negata. La vita di un vero stregone.
"Andiamo."

La casa di Snape non era più grande della Tana, ma era costruita con più ordine. Da fuori non sembrava niente di straordinario: era un piccolo cottage a due piani nel centro di un piccolo parco abbastanza trascurato. Ma Harry aveva avuto la stessa sensazione quando aveva visto per la prima volta la Tana: l'aveva trovata bella. Il parco non era grande, ma era pieno di vecchi alberi, i sentieri erano mezzi coperti da veri tipi di piante e fiori, i cespugli erano arruffati.
"Mi spiace, ho avuto un solo Elfo Domestico che aiutava ed era assai impegnato a pulire la casa," si scusò Snape quando vide Harry che si guardava attorno, scrutando il parco. Harry si voltò verso di lui.
"Cosa vuoi dire che avevi un Elfo Domestico ad aiutare? Non hai un Elfo Domestico tuo?"
"No. Una creatura, chiamata Dobby, sembrava entusiasta quando chiesi agli Elfi di Hogwarts per un aiuto."
"E' ancora qua?" sorrise Harry.
"Non c'è più. E' stato qua solo un paio di giorni e poi è tornato a Hogwarts."
Harry sentì una punta di delusione, ma le altre nuove esperienze gli fecero presto scordare Dobby.
Il cottage era meraviglioso, non ricco e troppo agghindato, ma semplice e mostrava il buon gusto del suo proprietario. Il pavimento era fatto di pietre colorate in cucina e nell'ingresso, nelle altre stanze c'era il parquet, assai lucido. Al primo piano Harry trovò la cucina, il soggiorno, che serviva anche da biblioteca, e il laboratorio di Snape.
"Qui c'è la mia camera," Snape aprì la prima porta al secondo piano. Era semplice e accogliente: un letto, un comodino e alcuni guardaroba. "E questa è la tua."
Harry si fermò sulla soglia, stupefatto. La stanza era.. era come la camera che Harry aveva sempre voluto avere: letto a baldacchino. Un tavolo ampio con una sedia comoda, scaffalature, un guardaroba, un'altra poltrona davanti al caminetto, tappeti sul pavimento… era perfetto.
"Ti piace?" Snape sembrava teso.
Harry entrò incerto.
"E'... è davvero la mia?" si guardò attorno lentamente.
"Tutta tua."
Un pensiero improvviso assalì Harry. "E' un peccato che possa averla solo per un'estate e mezza..."
"Può essere tua finché vorrai," l'espressione di Snape era stranita. "Non voglio certo scacciarti dopo il diploma…"
Harry avanzò verso lo zaino per controllare le sue cose personali. Ma lo zaino era vuotp.
"Le tue cose sono nel guardaroba, Potter," disse in guardia Snape.
Ma nel guardaroba, non c'era la roba di Harry. Almeno, tutti gli abiti erano sconosciuti.
"Questi…" iniziò Harry, ma Snape lointerruppe.
"Ho lasciato i tuoi stracci ai Dursley. Ti ho comperato delle tuniche a Diagon Alley, ma penso che presto dovremo comprarne altre. Non hoosato comperarti abiti gabbani , poiché non so che taglia indossi."
Harry si voltò in giro e poi guardò ancora Snape. L'uomo si stava appoggiando alla cornice della porta, mentre lo osservava esplorare la stanza.
"Ho invitato i tuoi amici, il signor Weasley e la signorina Granger, per domani," disse all'improvviso.
"Cosa?" rantolò Harry per il grave shock. "Tu - cosa?"
"Domani compi gli anno. E loro volevano rivederti ora che hanno saputo che sei vivo."
L'espressione di Snape era indecifrabile, ma Harfry poté avvertire la quantità di sforzo che stava a monte di quell'offerta. A Snape non piacevano i suoi amici, ma mai quanto i Dursley, eppure li aveva invitati.
"Ma in questo modo sapranno di … noi, e di tutte le cose che vuoi tenere segrete," disse dolce Harry.
"Non voglio tenerle segrete," Snape scosse un po' la testa. "Ma, ovvio, se lo vuoi te…"
"Perché dovrei?"
"Sono sempre l'uomo che ero," disse si voltò per andare. "Pranzo a mezzogiorno in punto," aggiunse e se ne andò.
Harry scosse la testa per schiarirsi i pensieri, poi continuò a esplorare quel mondo nuovo.
Trovò il bagno con le cose di Snape e le sue ( non riusciva ad immaginare che gli asciugamani rossi e oro fossero di Snape ) e tornò nella stanza; sedette sul letto. Nella camera quasi ogni cosa era nuova: le coperte, gli scaffali ( con alcuni libri illustrati sul Quidditch decisamente nuovi) , tappeti sul pavimento, la scrivania, per non parlare delle tuniche… Harry dovette ammettere che davvero non se lo era immaginato. Quando Snape aveva offerto ad Harry di stare con lui, aveva creduto che avrebbe ricevuto una piccola, impersonale camera degli ospiti dove passare il necessario periodo di tempo, o la camera di seconda mano di Snape… non aveva pensato che l'uomo avrebbe provato ad offrirgli una vera… casa. Seduto sul letto, per la prima volta da quando Snape gli aveva fatto la sua offerta, Harry era certo che sarebbe stato capace di chiamare casa il posto dove avrebbe abitato.
A mezzogiorno spaccato Harry si avviò in cucina. Il pasto stava già fumando sul tavolo.
"Chi lo ha cucinato?" chiese incuriosito Harry.
"Io," rispose Snape.
"Tu," rimase perplesso Harry. "Non riuscivo a immaginarti a cucinare."
"Vivo da solo da quando mia madre è morta. Ho imparato a provvedere a me stesso." scattò Snape.
"Mq… è successo tanto tempo fa," mormorò Harry.
"Sono quindici anni," convenne Snape.
"E tu…"Harry stesso non sapeva cosa chiedere davvero.
"Non mi sono mai sposato."
"Non hai mai avuto famiglia," Harry non poté trattenersi dall'alzare le spalle.
"Non è affare tuo, Potter," disse freddo Snape, ma stavolta, Harry poté avvertire il dolore e la rassegnazione dietro quella frase.
"Nemmeno io ho mai avuto una famiglia," disse e si sedette.
Mentre sedevano l'uno davanti all'altro, in attesa che l'altro dicesse qualcosa, Harry sentì quel che restava della sua ostilità sciogliersi, rimpiazzato da un miscuglio di curiosità e rispetto.
"Non ti odio," buttò fuori e arrossì.
Snape sollevò un sopracciglio. "Renderà la nostra situazione più facile da sopportare," disse con una lieve punta di sarcasmo.
Harry sospirò e roteò gli occhi. "Sì posso vedere che sei sempre l'uomo che eri," sghignazzò. "Ma nonostante tutto voglio ringraziarti, signore."
"Per cosa, stavolta?"
"Per la mia camera. E' meravigliosa."
"Sono lieto che ti piaccia," disse Snape un po' asciutto. "E non c'è bisogno che mi chiami <signore> fin quando stiamo qui. Puoi chiamarmi col mio nome."
Harry gelò. Non poteva stare accadendo. Snape gli stava offrendo di fargli usare il suo primo nome?
"Siamo parenti, Harry," ricordò Snape accentando l'ultima parola.
"Siamo sempre stati parenti, professore, ma non mi hai mai offerto prima d'ora il tuo primo nome."
Anche Harry poté avvertire che quello era stato un colpo basso, ma ormai l'aveva buttato fuori. Guardando l'espressione di Snape da vicino Harry fu per un attimo certo che l'uomo sarebbe esploso. Invece scrollò le spalle.
"Hai ragione," gli disse infine. "Non devi per forza chiamarmi Severus, se sei a disagio con l'idea."
Harry sospirò e si adagiò sulla sedia. "Mi spiace, non intendevo essere sgarbato. Sono solo così tanto confuso, Severus."
Gli occhi dell'uomo lo fissarono sbarrati. "Bene, io…" borbottò, ma Harry lo interruppe.
"Grazie per avermi portato a casa, Severus."
Snape arrossì. "Casa?" guardò Harry con intensità.
"Casa," annuì Harry.
Per un lungo istante il tempo parve fermarsi.
"Benvenuto a casa, Harry," sussurrò Snape, ed entrambi avvertirono come se qualcosa attorno a loro si fosse assestato, come se il sacrificio di Lily Evans, che una volta salvò la vita di suo figlio, ora si fosse esteso ad entrambi: il fratello inconsapevole e protettivo, e il confuso eppure felice ragazzo. "Benvenuto a casa."
------------------------ F I N E ------------------------
Blog GRATIS di Beeplog.it
I contenuti dei weblogs provengono da autori privati. Beepworld non ha responsabilità alcuna!
|
|
|